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Il viaggio in Italia di Goethe

Nel settecento chi viaggiava era una piccola minoranza di persone. Nel medioevo viaggiavano soprattutto i commercianti per necessità, i pellegrini e infine gli scrittori, poeti e architetti, che conoscendo nuovi Paesi e nuove culture cercavano ispirazioni artistiche e nuovi spunti. Un viaggio in Italia divenne nel diciottesimo e diciannovesimo un viaggio di cultura quasi obbligatorio per le ricche famiglie inglesi, francesi e tedesche.

© steschum - Fotolia

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Uno dei viaggi più famosi è quello di Johann Wolfgang von Goethe, che andò nel Belpaese alla ricerca di nuovi stimoli creativi. Sempre fortemente attratto dalla cultura italiana e dall’antichità romana, si tuffò in quell’ambiente con la speranza di poter rinascere come artista. Goethe partì di nascosto, il 3 settembre alle tre di notte con una carrozza della posta. Nessuno doveva sapere della sua fuga. Il suo viaggio durò quasi due anni. Arrivò il 10 settembre a Trento per poi continuare il suo viaggio verso Rovereto e Torbole. Visitò la Repubblica Veneta, il lago di Garda, Vicenza e Verona, dove dopo aver visitato la bellissima Arena il suo entusiasmo salì alle stelle. Proseguì poi per Roma e Napoli, dove visitò due volte il Vesuvio, poi Pompei, Ercolano, Portici, Caserta, Torre Annunziata, Pozzuoli e Paestrum. Si imbarcò poi per la Sicilia, una terra di cui rimase letteralmente incantato. Qui cercò di vedere il più possibile, tra cui Palermo, Segesta, Selinunte e Agrigento. Al suo ritorno ripassò per Napoli e Roma giungendo infine il 18 giugno 1788 a Weimar. Questo fantastico percorso, che in tutto durò due anni, lo portarono a realizzare bellissime opere. Oltre a dipingere, ricominciò a scrivere e a ritrovare la creatività che aveva perso. Tra i libri più famosi scritti in questo periodo, il suo diario, pubblicato nel 1829, che più di essere una descrizione dell’Italia è una descrizione delle sue impressioni relative al Paese e alla gente che lo abitava.

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