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Scrittori durante il nazismo

Il periodo più buio della storia tedesca e mondiale rappresentò per molti scrittori dell’epoca una fase in cui la creatività e la libertà di pensiero subirono fortissime restrizione. Come sotto ogni dittatura molti artisti dovettero esiliare, per sfuggire alla repressione e all’indottrinamento che proveniva dalle sfere alte.

© scabam - Fotolia

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In Germania il nazismo ebbe una fortissima componente demagogica, cercando di stringere a se gli elettori con promesse, con slogan populistici che facessero presa sulle corde più bieche dell’animo umano. Un esempio di politica demagogica era la volontà da parte di Hitler di far produrre un’automobile per il popolo, che tutti potessero permettersi e guadagnare così consensi tra gli elettori. La casa automobilistica di Wolfsburg, famosa poi in seguito grazie alla realizzazione di modelli quali la Volkswagen Lupo, la Polo, etc, produsse l’allora Maggiolino, la vettura per il popolo.

Scrittori quali Oskar Maria Graf, autore del “Decamerone bavarese”, ”L’abisso”, “Inquietudine d’uomo pacifico” lasciarano la Germania stabilendosi negli Stati Uniti. Anche Klaus Mann, il figlio secondogenito di Thomas Mann emigrò via e prese la cittadinanza americana, fino alla sua tragica morte da suicida. Di lui ricordiamo le opere: “Mephisto”, “Romanzo dell’esilio” e “Figlio di questo tempo”. Anna Seghers, divenuta famosa grazie alla trasposizione cinematografica di E. Piscator de “La rivolta dei pescatori di Santa Barbara”, riparò in Francia e successivamente in Messico. Il collaboratore di Bertold Brecht Lion Feuchtwanger, autore di “Süss l’ebreo”, “I fratelli Oppenheim” e “La vedova Capeto”, fuggì in America.

Gli esempi potrebbero continuare ancora per molto, quello che accomuna questi e altri scrittori fu la ferrea condanna al nazionalsocialismo, fieri sostenitori di una scrittura e dunque di un’arte capace di illuminare gli animi e di dare libertà all’essere umano.

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