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Wislawa Szymborska

Poetessa arguta, ironica, amante del verso libero la polacca Wislawa Szymborska è scomparsa lo scorso 1 febbraio a Cracovia. Donna di grande personalità si distinse sia come poetessa che come saggista, ha vinto il Nobel per la letteratura nel 1996 per una poesia lirica, profonda, introspettiva.

©panthermedia.net/Danuta Kania

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Cracovia è la città nella quale svolgerà la maggior parte della sua vita, una vita fatta di due matrimoni, un divorzio, l’attività da illustratrice e segretaria per una rivista. A causa di problemi finanziari non riuscirà a concludere il percorso di studi in sociologia e anche il diploma, preso nel 1941, fu sofferto, dato l’imperversare della guerra. Scampò alla deportazione nazista, grazie al suo impiego come dipendente delle ferrovie. Le sue poesie vennero pubblicate su varie riviste e quotidiani, la prima “Cerco una parola” nel 1945. All’età di 29 anni fu pubblicata la prima raccolta e nel corso della sua vita la scrittura e la pubblicazione continuarono sempre in maniera continuativa.

Gli anni giovanili furono caratterizzati da una certa vicinanza al realismo socialista e alle posizioni staliniane, fu anche membro del partito operaio unito polacco. In seguito dichiarerà la sua lontananza ideologica dalle precedenti posizioni e intrecciò legami con i dissidenti, prendendo le distanze anche dalle prime poesie che inneggiavano Lenin. Il grande successo arrivò con la terza raccolta di poesie “Appello allo Yeti” del 1957, divenne poi redattrice del mensile “Pismo”.

Tradotta in tantissime lingue,  Pietro Marchesani ha curato le edizioni in italiano, la Szymborska è stata molto prolifica; tra le opere maggiori ricordiamo “Gente sul ponte”, “Vista con granello di sabbia”, “Posta letteraria, ossia come diventare (o non diventare) scrittore, “Due Punti”, “La gioia di scrivere”.

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